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Vino Sfuso: semplice piacere quotidiano

vino sfusoVino Sfuso in enoteca

La vendita del vino sfuso direttamente in enoteca e in cantina e il suo consumo sono sempre più attuali. Quella della mescita al dettaglio del vino è una “buona e antica pratica” della tradizione che oggi ha sempre più appassionati ed estimatori.
Sono molte le zone in Italia in cui la passione per il vino sfuso non è mai venuta meno, perché si tratta di un buon vino, con la sua dignità e ha un costo inferiore a quello in bottiglia. Quella del vino sfuso infatti è una filiera corta che garantisce un prodotto di qualità a prezzi convenienti. Un vino sfuso di buona qualità può variare tra i 1,50 e i 3,50 euro al litro.

Cosa si intende per vino sfuso?

Il vino sfuso è quello non imbottigliato, che in gergo si chiama anche “vino sciolto”, o “vino padronale”, venduto al dettaglio riempiendo contenitori di proprietà dell’acquirente.
È fresco, di particolare beva e di qualità, rustico e sincero, perfetto per l’uso quotidiano.
Viene “spillato” direttamente dagli erogatori di spillatori e serbatoi nei punti vendita, che possono essere cantine o enoteche.
Si può scegliere la quantità riempiendo diversi tipi di contenitori, come bottiglie, damigiane e “dame” di vetro, detti anche “boccioni” in Toscana. Se viene acquistato in formati più grandi, può essere poi travasato in bottiglie e caraffe.

La vocazione principale del vino sfuso è essere un ottimo vino da pasto, atto al consumo giornaliero, leggero e godibile.
La sua qualità dipende da una serie di fattori, tra cui:

  • le caratteristiche degli impianti in cui viene conservato in cantina per le erogazioni. Le cisterne, le spine e i serbatoi devono essere tali da mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche del vino. In particolare, sono consigliate quelle in acciaio inox e a compensazione di azoto, che non fa entrare aria durante la spillatura, impedendo l’ossidazione;
  • Il non utilizzo di solfiti aggiunti da parte del produttore. Il vino contiene solfiti naturali che vengono prodotti durante il processo di fermentazione alcoolica. I solfiti sono utili in ogni processo di vinificazione, compreso quello del vino sfuso. Lo zolfo infatti è prezioso, perché svolge un’azione antiossidante e antisettica. In generale quando durante la fermentazione non vengono prodotti abbastanza solfiti, si rischia di non ottenere un buon prodotto finale e quindi si possono aggiungere in quantità che vanno da 30 mg/l per i vini rossi a 50 mg/l per i vini bianchi, senza eccedere. Ogni vino, compreso quello sfuso, viene alterato da un eccessivo contenuto di anidride solforosa, determinando un pessimo odore di fiammifero spento o puzza di uova marce. Per portare a tavola un ottimo vino sfuso occorre che il produttore non abbia aggiunto solfiti, perché per le caratteristiche che ha questo vino, non sono necessari.

Tutti i fattori precedenti dipendono dalla storia, la tradizione vitivinicola e la trasparenza dei processi produttivi. A ciò si uniscono l’etica, la sostenibilità e le scelte dei produttori, elementi che garantiscono sicurezza e qualità del prodotto e vi permettono di selezionare in modo consapevole i migliori vini sfusi da acquistare.

Contenitori per vino sfuso

Il vino sfuso può essere erogato in qualsiasi contenitore a scelta dell’acquirente, che li porta direttamente in enoteca o in cantina. Quelli più comuni sono:

  • le bottiglie, che è consigliabile sia di vetro scuro e una volta riempita, se non viene subito bevuta, è opportuno che sia chiusa con un buon tappo, tenuta lontana dai raggi solari e in un luogo asciutto;
  • la damigiana, di diversi formati, tipicamente dai 10 ai 54 litri, una volta rivestita in vimini, oggi spesso in plastica, perfetta per chi vuole procedere in modo autonomo con l’imbottigliamento;
  • la cosiddetta “dama” di vetro, da 3 e 5 litri, senza veste o con veste in plastica o paglia, che di solito ha colore neutro, o quella in PET con collo a vite;
  • taniche in plastica. Se si sceglie questo contenitore, si consiglia di travasare poi il vino entro breve.

Se il contenitore che viene scelto per il vino sfuso è la damigiana, ci sono dei semplici accorgimenti da seguire.

La damigiana è da sempre associata al vino sfuso, anche per la sua capacità in litri. Si pensa che il suo nome derivi dal francese dame Jeanne (la “signora Giovanna”) per via della forma tondeggiante. Un po’ come accade per il nome “Dama”.

Prima di essere riempita di vino, è opportuno lavarla con candeggina inodore (ipoclorito di sodio, due cucchiai per mezzo litro di acqua) e poi lasciarla asciugare bene. Dopo averla riempita, si consiglia di inserire una pastiglia “anti-fioretta” che aiuta il vino a conservarsi, perché disinfetta la camera d’aria che si forma tra tappo e vino.

Meglio non usare damigiane che contenevano olio o aceto: anche se lavate accuratamente, potrebbero comunque rilasciare odore che verrebbe assorbito dal vino.

Se la damigiana è chiusa con un tappo ermetico e tenuta in ambiente fresco e asciutto, preferibilmente al buio, la conservazione arriva fino a qualche mese. Una volta aperta, si consiglia di procedere all’imbottigliamento entro una, due settimane.

Un suggerimento: i contadini consigliano di non tenere mai una damigiana di vino vicina a quella dell’aceto, perché i batteri liberati dall’aceto nell’aria potrebbero alterare il vino.

Quando si travasa il vino dalla damigiana in bottiglia, è opportuno usare una gomma pulita, ben lavata con acqua bollente. Tecnicamente si chiama cannula da travaso o travasatore a soffio. Le bottiglie devono essere asciutte e preferibilmente di vetro scuro. Una volta riempite, creando un dislivello adeguato tra la damigiana e le bottiglie, queste possono essere conservate in un ambiente asciutto, tra gli 8° e i 18° gradi, e senza luce, possibilmente in orizzontale, se sono state tappate con il sughero.

Infine il tappo. Sia quelli per la damigiana sia quelli per le bottiglie possono essere in sughero, a pezzo unico, che garantiscono un’ottima qualità. Il tutto truciolato di solito non è raccomandato, per evitare che piccoli residui cadano nel vino. Riguardo nello specifico le bottiglie, sono spesso usati tappi a corona o in silicone, che sono meno ermetici, ma trattandosi di vino sfuso a pronta beva, risultano comunque adatti.

Vendita vino sfuso on line

Quando si parla di vendita on line di vino sfuso, si dice qualcosa di inesatto, perché ciò di cui si parla in realtà è la vendita di Bag in Box già confezionati. I Bag in Box che vengono venduti on line sono prodotti direttamente dalle cantine e messi in commercio come tali, pronti all’uso.

Vino sfuso e Bag in Box quindi non sono esattamente sinonimi, nonostante vengano spesso considerati tali.

Il vino sfuso propriamente inteso è quello che si acquista solo direttamente in cantina, erogato dalle spine che vanno a riempire i vari contenitori dell’acquirente.

Quando si parla di vendita on line di vino sfuso si dice qualcosa di inesatto, perché ciò di cui si parla in realtà è la vendita di Bag in Box già confezionati. I Bag in Box che vengono venduti on line sono prodotti direttamente dalle cantine e messi in commercio come tali, pronti all’uso.

Bag in Box

Il Bag in Box è composto da una sacca in materiale plastico dotata di un comodo rubinetto a pressione, che fa uscire il vino, ma non fa entrare l’aria. Questo permette al vino di conservarsi ottimamente anche per tre settimane una volta aperto e anche sei mesi a confezione ancora chiusa, in base alla tipologia di vino e alle condizioni di conservazione.
La sacca è inserita in una scatola di cartone che protegge dagli urti e dagli sbalzi di temperatura.
Ecco perché non è esatto parlare di vendita di vino sfuso on line, dato che on line è possibile acquistare solo contenitori già riempiti dalle cantine, ovvero i Bag in Box.
Per scoprire i nostri Bag in Box, potete andare alla pagina dedicata.

Vendita vini sfusi: modalità e normative

La vendita di vino sfuso in enoteca e cantina è una pratica sempre molto attuale. Sono molti i negozi dedicati e la nostra enoteca è tra questi da molti anni. È necessario:

  • rispettare in modo scrupoloso una serie di normative e regolamentazioni di settore, a garanzia del consumatore e ottenere le relative autorizzazioni di vendita di bevande alcoliche
  • avere locali a norma di legge vigente
  • garantire adeguati sistemi di conservazione e trasfusione del vino
  • rispettare le normativa HCCP (acronimo inglese di “Hazard Analys Critical Control Point”, ovvero sistema di autocontrollo che deve effettuare un’analisi dei rischi legati all’igiene alimentare della lavorazione del vino in cantina e della sua gestione)

La legge (in particolare il Decreto Ministeriale 14 giugno 2012) consente di vendere vini sfusi DOP (Denominazione di origine protetta) e IGT (Indicazione geografica tipica) solo se previsto dal loro disciplinare di produzione. Si devono riportare tutte la partite vendute e le relative certificazioni. Le aziende che vendono vino DOC e IGP sfuso devono comunicare alla struttura di controllo quanto ne sia stato acquistato e venduto al consumatore finale.

Questo dimostra che venditori di vino sfuso non ci si improvvisa e occorrano serietà, competenza e professionalità.
Venite a trovarci in enoteca per provare il piacere e la convenienza dei vini sfusi che produciamo per il vostro piacere quotidiano a tavola.

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